Il falò del venerdì

Tanti anni fa quando arrivai in Germania non fu così semplice trovare un appartamento. Le ricerche durarono diversi mesi, finché un giorno ci chiamò un agente immobiliare che ci propose un appartamento in una piccola palazzina completamente ristrutturata. Eravamo poche famiglie e a noi era stata assegnata l’area del giardino, che fin da subito avevamo condiviso con tutti i vicini. Al piano di sopra c’erano dei bilocali dove gli inquilini cambiavano molto spesso, mentre i nostri dirimpettai erano una coppia di anziani tedeschi che condividevano l’appartamento con il figlio, il nipote e un cane.

Franziska e Karl (nomi di fantasia), i nostri vicini erano entrambi nati durante gli anni della seconda guerra mondiale. Franziska era un ex infermiera ormai in pensione, Karl era sulla sedia a rotelle già da qualche anno. Lei era una donna abituata a stare in mezzo alle persone, e si percepiva! Le piaceva chiacchierare e ci fermava spesso sulle scale o mentre ritiravamo la posta. Passarono pochi mesi da nostro trasloco, quando Karl ricevette una triste notizia. Suo padre era morto nel sonno, aveva raggiunto la moglie mancata pochi anni prima. Risolte le questioni del funerale, Karl ereditò la casa dei genitori che si trovava nel bel mezzo delle campagne della Franconia. Un posto sperduto, paesaggisticamente affascinante, ma senza servizi. Decisero di mettere la casetta in vendita e dovettero fare diversi viaggi per svuotarla. Buttarono quasi tutto, tennero solo dei vecchi bauli di pregiata fattura. Erano chiusi con dei lucchetti di sicurezza. Karl li aveva visti in casa fin da bambino e volle portarli nella propria cantina per capire di cosa si trattava. Non gli era mai stato concesso di aprirli. L’unica volta che cercò di capire, venne sgridato malamente dai suoi genitori e non osò mai più chiedere.

Un lunedì mattina, stavo rientrando a casa, quando iniziai a sentire delle forti martellate che arrivavano dalla cantina. Mi limitai a scendere qualche gradino e a gridare “Alles in Ordnung?”. Franziska mi rispose di non preoccuparmi, stavano martellando i lucchetti dei bauli per cercare di aprirli. Ci riuscirono e dopo qualche minuto iniziai a sentire delle urla che arrivavano dalla cantina. Uscii sul pianerottolo perché ero preoccupata. Karl gridava e piangeva e la moglie cercava inutilmente di calmarlo. Decisi di rientrare in casa. Quelle urla mi turbarono perché normalmente erano persone molto tranquille e silenziose. Passato qualche giorno, Franziska mi suonò il campanello. Aveva l’aria triste, mi disse “So che il giardino è di vostra competenza, ma so anche che non lo usate mai. Mio marito ha bisogno di fare un falò per bruciare dei documenti. Possiamo farlo?” io rimasi alquanto stupita dalla richiesta e risposi che per me non c’era alcun problema. Non mi diede altre spiegazioni e io non chiesi nulla.

Nelle settimane successive, notai che Karl accendeva questo falò ogni venerdì nel tardo pomeriggio. Portava con se questi vecchi blocchi di fogli e quaderni, ma non li gettava interi nel fuoco. Strappava un foglio alla volta, quasi a volersi assicurare che non ne rimanesse traccia. Io e mio marito ingenuamente non capivamo questo rituale, ma gli avevamo dato il permesso, pertanto…

Un venerdì incrociai Franziska sulla scala della cantina dove lasciavo i sacchi per la raccolta della plastica. Aveva dei vecchi quaderni in mano. All’improvviso mi prese per un braccio e mi tirò verso di lei “Ti voglio spiegare!” mi disse sottovoce. Così la seguii nella sua cantina. Franziska mi raccontò che purtroppo i bauli contenevano documenti che testimoniavano il lavoro dei suoi suoceri! Erano documenti del periodo nazista ed erano perfettamente conservati. Franz si aspettava di trovare vecchie foto, cimeli di famiglia, invece aveva scoperto che i genitori lavoravano per il Nationalsozialistischen Regime. La notizia non doveva in alcun modo trapelare. Decise di leggere ogni documento e di bruciare ogni singola pagina per non lasciare tracce. Cercai di spiegare che si trattava di reperti storici, che sarebbe stato importante consegnarli ad un ricercatore di storia o a un museo. Ma lei fu irremovibile. “Questa faccenda è vergognosa! Non vogliamo che nostro figlio e nostra nipote siano segnati da questo passato così orribile. Li abbiamo cresciuti con principi di libertà e uguaglianza e così deve restare. Se il nostro cognome venisse associato al Nazionalsocialismo dovremmo cambiare cognome e città e sarebbe una catastrofe!”.

A distanza di anni, ogni tanto ripenso al falò nel giardino della mia vecchia casa. I sentimenti di Karl, il senso di vergogna, la colpa e il disagio, sono stati d’animo che ho spesso riscontrato in altre persone negli anni successivi. Il nazismo resta ancora oggi un argomento tabù per molti tedeschi che faticano ad affrontare l’argomento. Personalmente penso che bruciare il passato serva davvero a poco, sarebbe socialmente più utile dedicare più tempo allo studio della storia soprattutto nelle scuole, per aiutare le nuove generazioni a sviluppare il pensiero critico. La storia dovrebbe essere raccontata, discussa e analizzata ma non per colpevolizzare, ma perché come scriveva Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”

Due chiacchiere sull’espatrio in Germania

Bad Tölz Baviera Turismo Isar

Qualche mese fa mi sono prestata ad un intervista per una tesi di laurea sulle migrazioni. Ho accettato di rispondere riguardo alla mia esperienza di expat italiana in Germania. Le tematiche migratorie mi hanno sempre suscitato un certo interesse ed è stato un onore partecipare. Ecco le sue domande e le mie risposte.

Quanti anni sono passati dal tuo primo giorno in Germania? Sono passati dodici anni dal mio arrivo a Monaco. Forse non sono molti, ma sai come si dice di noi expat? C’è una vita prima dell’espatrio e una vita dopo. Secondo me, dodici anni sono abbastanza per parlare di un prima e di un dopo.

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Scuola senza razzismo – Scuola con coraggio

Un progetto tedesco per un cambiamento tangibile.

Negli scorsi giorni mio figlio ha partecipato ad un incontro scolastico in cui ogni studente era invitato a parlare spontaneamente di un episodio di discriminazione o razzismo in cui era stato coinvolto. E’ emerso che molti studenti hanno vissuto questa esperienza e non vogliono ripeterla. Questi dibattiti hanno lo scopo di far accrescere negli studenti il pensiero critico e la consapevolezza sociale. La scelta di affrontare queste tematiche attraverso diverse iniziative scolastiche non è casuale, ma è parte di un progetto più grande e significativo, che voglio condividere con voi.

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Praktikum: lavorare in azienda a 11 anni (Prima parte)

L’anno scorso mio figlio frequentava la quarta elementare e vi avevo raccontanto che i suoi insegnanti avevano organizzato diverse conferenze all’interno della scuola. Erano stati invitati alcuni cittadini della zona per raccontare ai bambini delle loro esperienze lavorative, lo avevo raccontato in questo post Il mondo del lavoro presentato ai bambini. Queste conferenze avevano lo scopo di iniziare a parlare ai bambini del mondo del lavoro e di aprire i loro orizzonti.

Nella pratica Montessoriana la connessione, se vogliamo “cosmica”, tra scuola e mondo esterno ha una certa rilevanza. Tant’è che gli alunni spesso e volentieri partecipano ad eventi anche fuori dal contesto scolastico e la scuola invita regolarmente scrittori, giornalisti, personaggi del modo dello spettacolo, associazioni e gruppi teatrali per proporre conferenze o esibizioni all’interno della scuola. Il concetto è piuttosto basilare: dare un senso di continuità tra la scuola e il mondo e trasmettere concretezza nelle pratiche di apprendimento quotidiane. Fare la prima esperienza lavorativa in quinta elementare è parte di questo percorso scolastico.

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Il mondo del lavoro presentato ai bambini

Premessa doverosa: nella scuola Montessori che frequentano i miei figli il praktikum, o stage nelle aziende, inizia a concretizzarsi durante la quinta classe, che corrisponde alla quinta elementare in Italia. Gli alunni del quinto anno, già da settembre frequentano lezioni pratiche su come scrivere un Lebenslauf (Curriculum) per potersi proporre in un’azienda. Il quinto anno prevede una settimana di Praktikum, il sesto anno prevede due settimane, il settimo anno prevede tre settimane e così crescendo fino al tredicesimo anno dell’Abitur o diploma. Il prossimo anno vi racconterò questa esperienza nel concreto, secondo me molto interessante anche nell’organizzazione. Invece oggi vi racconto di mio figlio, che a fine luglio concluderà il quarto anno e ha appena terminato il periodo dedicato alla presentazione del mondo del lavoro.

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Un tentativo che vale la pena fare

Come alcuni di voi sanno, ormai da qualche anno lavoro nell’ AG di una scuola pubblica. Gli AG sono Arbeitsgemeinschaften o gruppi di studio pomeridiani. La maggior parte delle scuole tedesche offre gruppi di studio (abbreviati in AG), che possono essere frequentati volontariamente dagli studenti, al di fuori delle lezioni obbligatorie. Gli AG possono essere organizzati per tutte le materie: musica, lingue straniere, sport, ecc.

Nel nostro gruppo ci sono una trentina di studenti nati in Germania, che hanno dai 6 ai 13 anni, di cui la maggior parte ha almeno un genitore tedesco. Il gruppo è eterogeneo, ci sono studenti della Grundschule, della Realschule e del Gymnasium. Quest’anno, insieme ad alcuni colleghi, che come me hanno un background culturale non tedesco, abbiamo deciso di affrontare un tema molto delicato ma importante: il razzismo e le discriminazioni.

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La Tagesmutter in Germania

Chi ha bambini piccoli, sa bene quanto sia diventato difficile trovare un posto in un asilo. Sempre più genitori vogliono conciliare lavoro e famiglia e sono alla ricerca di soluzioni affidabili per l’assistenza all’infanzia per i bambini da 1 a 3 anni. Oltre al Krippe, cioè l’asilo nido, qui in Germania entrano in gioco Tagesmutter e Tagesvater. Passo dopo passo, vi darò qualche informazione che spero possa esservi utile per fare una SCELTA CONSAPEVOLE.

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La più bella foto di mia madre.

In occasione della festa della mamma, ho pensato di condividere un pezzetto di storia della mia famiglia. Questa fotografia ritrae mia mamma Franca, all’età di tredici mesi ,ed è stata scattata nel giugno del 1942 da un fotografo che aveva il negozio in centro a Cremona.

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180 secondi

Ancora una volta sento la necessità di condividere con voi la mia esperienza, con la speranza che possa essere utile ai genitori che passeranno a leggere. Ma questo post non è solo per voi, è anche (e forse soprattutto) per me, in quanto cittadina, genitore, insegnante, studente e molto altro…

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I prerequisiti scolastici in Germania

Mio figlio è ufficialmente un Vorschulkind, si insomma, inizierà la scuola il prossimo settembre. Oltre alle visite al Kindergarten da parte del medico del Comune, abbiamo ricevuto l’invito da parte della scuola elementare del nostro quartiere per partecipare ad una Elternabend. Lo scopo di questi incontri normalmente è quello di comprendere meglio le aspettative degli insegnanti, praticamente bisogna ascoltare e prendere nota. Suggerimento: se siete appena arrivati e non sapete il tedesco, fatevi accompagnare da un amico che vi possa aiutare a capire.

La serata è iniziata alle ore 19 e subito ci hanno consegnato una lunga lista delle capacità richieste ai bambini per l’inizio della Prima Elementare in Baviera. Tali PREREQUISITI SCOLASTICI sono stati commentati dalla dirigente scolastica e illustrati con delle slides, suddivisi in CINQUE macro gruppi: Abilità Motorie, Capacità Prassiche, Capacità Cognitive, Capacità Sociali e Creatività.

Facciamo così, prima ve le riassumo, poi vi dico cosa ne penso. Continua a leggere “I prerequisiti scolastici in Germania”