Perché Zuppa significa Amicizia.

Una sera mentre eravamo sul divano è squillato il telefono. I nostri vicini tedeschi ci hanno invitato alla “Cena per scambiarci gli auguri” a casa loro! Auguri di buon anno nuovo natürlich. Se c’è una cosa che ho imparato è che i tedeschi difficilmente si mettono ai fornelli e ancor più raramente per qualcun’altro. E non lo dico solo per le loro cucine sempre splendide splendenti o per le lunghe code al banco del precotto, è una questione di abitudine a fare le cose. Questo fatto imprescindibile rende un invito a casa per una cena, un vero e proprio evento/onore.

In questi anni ci è successo di tutto durante questi “eventi”, ma questa famiglia è davvero speciale e abbiamo subito accettato. Nei giorni successivi ho incontrato lei, la mia vicina, e chiaccherando ho chiesto “Hai in mente un menù? Posso aiutarti? Cosa portiamo? Lo sai che siamo italiani, non possiamo venire a mani vuote!”. Sul menù è stata piuttosto vaga, ma su mia insistenza ha finalmente ceduto: “Mi piacerebbe tanto il tiramisù”. Affare fatto!

Non sapendo bene in quanti saremmo stati, ho preparato due teglie di tiramisù. Meglio abbondare che non si sa mai. Prima di uscire, aprendo il frigorifero ho addocchiato una bottiglia di prosecco, prendiamo su anche questa che male non fa. Dovendo solo attraversare il cortile, siamo usciti senza giubbotto e ci siamo presentati alle 18:00 puntualissimi. In realtà i parenti (tedeschi) erano in ritardo. La tavola era lunghissima e apparecchiata con cura senza tovaglia ne tovaglioli come da tradizione, ma i piatti erano ben allineati e coordinati coi bicchieri. I padroni di casa ci hanno calorosamente accolti e accompagnato in soggiorno. Lì ci hanno mostrato un grande quadro appena acquistato e poggiato delicatamente sul grande divano. Mentre io e mio marito ci complimentavamo per l’acquisto perché era proprio bello, mio figlio (5 anni) prende la rincorsa e a tutta velocità, ci sorpassa, e si tuffa letteralmente sul quadro! Stile Wrestler che atterra l’avversario! Mio marito, ma pure io, avremmo voluto menarlo come un tamburo in stile Montessori. Per fortuna, e non so come, il quadro non si è rotto e stringendoci le mani, ci siamo trattenuti mandando a mio figlio occhiatacce minacciose. Le figlie adolescenti dei vicini si sono sbrigate a portarlo via (il quadro) e mio figlio dietro di loro stile corteo funebre. Spariti tutti i figli, ci siamo ritrovati in cucina in attesa dei parenti.

Sul grande piano ad induzione bolliva un vero e proprio pentolone. Nulla faceva presagire il menù quando all’improvviso ecco apparire un libro di cucina… messicana! In men che non si dica, Lime, Avocado, Olio, Cipolla, Pomodori, Sale e Pepe hanno invaso il piano della cucina. E Guacamole sia! Ma ecco che suona il campanello. Con soli quaranta minuti di ritardo: i parenti. La cena era stata l’occasione per l’ingresso in famiglia del nuovo cognato, anche lui tedesco, con un nome impronunciabile Frirof o Friederil o qualcosa di simile. Io ho passato la serata a chiamarlo Friedhof, e lui non sembrava contento. E infatti Friedhof vuol dire cimitero. Peccato, perché lo pronunciavo così bene.

Spinta dalla curiosità, decido di scoperchiare il pentolone. La cuoca esordisce: “Ho fatto il Chili, ma non piccante”. Infilando il mestolo nella zuppona bruna, pezzi di macinato di carne e fagioli rossi venivano a galla, emanando un buon profumino. Adoro la cucina messicana e anche la salsa Guacamole.

Il padrone di casa ad un tratto tira fuori dei calici da cognac, ed esordisce con “Questa preziosa bottiglia di Barolo Chinato (!) ce l’hanno regalata sei mesi fa questi nostri amici italiani e, vista l’occasione speciale, sono molto contento di condividerla con tutti voi!” A quel punto mio marito, lesto, avendo capito l’intenzione di far bere a tutti del Barolo Chinato non solo come aperitivo (sacrilegio) ma abbinato pure alla salsa Guacamole, afferra la bottiglia, prende la parola e tenta un salvataggio. “Si questo Barolo affonda le sue radici nella storia del mio paese, ha un gusto particolarmente speziato perché viene macerato per un anno con la corteccia di China e bla bla bla… è stato selezionato dal Re d’Italia perché amava il cioccolato e questo vino da gustare A FINE PASTO è l’ideale con il cioccolato”. Tutti restano colpiti da questo racconto, annuiscono interessati, ma nessuno percepisce il vero messaggio: Pasteggiare col Barolo Chinato ad una cena messicana è come bere il cappuccino con la pizza: Nein bitte nicht! Ma niente da fare, il padrone di casa aveva pianificato di aprire quella bottiglia e nessuno lo avrebbe fermato. Inizia a versarlo nei calici e io e mio marito ci guardiamo sconfortati. Da quando abitiamo all’estero abbiamo imparato a parlarci con gli occhi e sapeste quante cose ci diciamo soprattutto in queste occasioni.

Mentre la zia ci racconta della sua casa sul Lago Maggiore, perdiamo completamente di vista nostro figlio. Con una certa preoccupazione, decido di andare a cercarlo e lo ritrovo steso su un letto ad ascoltare musica con le figlie dei vicini. Appena mi vede “Mamma faccio un po’ di relax con le ragazze poi scendo”. Ma cos…? Ogni tanto mio figlio mi sconvolge.

E’ ora di andare a tavola, molto bene! Il Chili era in realtà una buona zuppa di fagioli neri, tipo un ragù con tanto liquido (ma senza pasta). Tutti iniziano a intingere il cucchiaio nelle ciotoline di Guacamole e poi nella zuppa. Piccole scodelle di pane qua e là si svuotano subito. Ma dove la spalmo la Guacamole? Delle Tortillas nemmeno l’ombra. Tutti fanno il bis di zuppa e la cena è terminata. Dopo cinque anni qui, me l’aspettavo e non faccio una piega.

“Abbiamo una nuova macchina del caffé qualcuno vuole provarlo?”. Mio marito, ancora in cerca delle Tortillas, distrattamente alza la mano e chiede un espresso. Io lo fulmino. Dopo pochi minuti ecco arrivare un bel tazzone da quarto di litro, pieno fino all’orlo di caffé e mio marito “Grazie! In effetti pensavo proprio di dividere il caffé con mia moglie!” e lui “Sei sicuro? Se vuoi te lo travaso in una tazza media!” e lui “No, grazie va benissimo!” poi si gira verso di me e in italiano: “Prego amore mio inizia tu che è tanto!” e mi allunga il bidet di caffé. E io sorridendo a denti stretti “Grazie amore mio” e dopo un sorso aggiungo “Non lo finiremo mai” e lui accarezzandomi in modo amorevole “Proviamoci dai”. E intanto inizio a cercare con gli occhi una pianta da innaffiare.

I ragazzini chiedevano a gran voce il tiramisù, che è arrivato a tavola attirando gli sguardi interessati di tutti. “Ma è diverso da quello che si mangia nei ristoranti, questo è molto più buono!” e la zia sentenzia: “Il miglior tiramisù della mia vita!”. E pensare che in Italia ero una cuoca mediocre, qui invece mi ritrovo ad essere una chef stellata. Faccio cose semplici che qui sono valutate sempre come straordinariamente buone. Figo eh?

Sono ormai le 20:30 e come da tradizione, decidiamo educatamente di congedarci.

Io e mio marito, dopo aver messo a letto il piccolo Wrestler, ci siamo soffermati a riflettere su quanto sia cambiato il nostro approccio con la cultura tedesca in questi cinque anni. Perché, parliamoci chiaro, per i tedeschi cucinare qualcosa di caldo per cena è un evento sul serio. Normalmente consumano il cosiddetto Brotzeit (pane, formaggi e salumi) o cibi pronti, anche di alto livello, ma al massimo pietanze di rosticceria. Lei ha cucinato per noi una zuppa calda, ed ha un valore, bisogna comprenderlo. Onestamente cinque anni fa mi sarei lamentata sia per l’orario che per il companatico. Avrei pensato, ma puoi avere dodici persone a tavola e fare solo una zuppa? In questi cinque anni i tedeschi non sono cambiati, ma noi si. Ora che conosco meglio questa cultura, so cosa significa davvero “Conoscere per apprezzare” e quanto è costato in termini d’impegno e sforzo organizzare questa cena, ecco perché Zuppa significa Amicizia.

Alla prossima avventura,

Lara G.

immagine tratta da internet

 

 

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