Quel maledetto venerdì qualunque…

I fatti.

Ieri era un venerdì qualunque, fino a quando…

Eravamo in sala a giocare sul tappeto, facevamo piani per un giretto a Tollwood ad Olympiapark, quando i nostri cellulari hanno iniziato a suonare contemporaneamente, proprio come nei film. Erano suoni continui ed insistenti, dopo un po’ ci siamo guardati. Ma cosa sta succedendo? Entriamo in camera, prendiamo in mano i telefoni contemporaneamente, ci guardiamo… è il panico.

Decine di messaggi, accendo il computer e Messenger impazzisce, oddìo un attentato a Monaco. Sento un brivido caldo che m’invade le narici, ansia. Accendiamo la televisione ed è cronaca nera, intanto ci colleghiamo al sito ufficiale della Polizei di Monaco. Sui siti italiani si sparano come al solito informazioni a caso, meglio consultare Facebook e Twitter della Polizei. Alcuni amici sono bloccati nella metro e non capiscono cosa stia succedendo. Facebook attiva il Security Check e decidiamo di aderire:

“Lara ha confermato di stare bene durante la sparatoria presso Monaco di Baviera”.

I nostri telefoni continuano a squillare. Cerchiamo di avere notizie degli amici a Monaco. Si parla di Bataclan. Mio figlio percepisce la nostra angoscia e continua ad abbracciarci e darci baci, lo mettiamo a nanna e continuiamo a seguire la cronaca. Tutto il personale medico di Monaco e dintorni viene richiamato al lavoro. Continuano a trasmettere immagini del OEZ Olympia Einkaufszentrum, è tutto surreale. E’ Monaco, mi sembra un incubo. I trasporti sono fermi, i turisti e i pendolari sono centinaia e non sanno dove andare, la Polizei si organizza per farli ospitare negli hotel. Creano l’hashtag #offenetuer su Twitter per accogliere tutti coloro che sono per strada dopo la sparatoria. Le Moschee annunciano che rimarranno aperte tutta la notte per accogliere chi non ha un posto dove andare. La Polizei insiste nello scrivere “Non diffondete immagini e video, non aiutate gli attentatori” seguito da “Non diffondete notizie false, non speculate”. Su WhatsApp riceviamo i video della sparatoria, scegliamo di non inoltrarli. Ci scrivono per metterci in contatto con dei giornalisti italiani, rispondiamo che non vogliamo rilasciare nessuna intervista, non si specula sulle tragedie, non noi, non io.  Il dispiego di forze dell’ordine è impressionante, duemilacinquecento agenti tra cui i corpi speciali anti Terrorismo. E’ notte e siamo stravolti, ci addormentiamo con il Tweet della Polizei “Non uscite all’aperto”.

L’Epilogo.

27 feriti e 10 morti confermati, di cui uno è l’attentatore suicida. Un ragazzino di 18 anni, nato e vissuto a Monaco,  in terapia per depressione. Intanto i trasporti ripartono, anche se nessun mezzo ferma ancora ad OEZ . La situazione sta rientrando alla normalità, la normalità di questi tempi, tempi in cui troppo spesso mi ritrovo a pensare: e se succedesse a noi di non tornare più a casa? Certo non bisogna vivere nella paura, ma la verità è che tutto ciò è maledettamente stancante. Nuotare contro corrente è stancante, ma bisogna provarci. Lottare contro questa ondata d’odio, non escludere ma accogliere. Cercare di comprendere anche quando mi sembra impossibile riuscirci, fermarmi a pensare, trovare soluzioni, non ghettizzare, non ghettizzarsi. Non fallire, come chi pur avendo incrociato la vita di questo ragazzino, non ha saputo coglierne tutta la profonda disperazione, la follia che lo ha portato ad una uscita di scena teatrale, per una volta tutti i riflettori erano su di lui, che se n’è andato portandosi via nove cittadini di Monaco, lasciando il buio più nero di una città che oggi piange i suoi morti.

candele

Se atterri nell’ombra ricorda la luce anche s’è nascosta.
Pensa leggero, come un foglio leggero, assecondando anche le curve violente.
Vola leggero su di un foglio leggero, la paura appesantisce la mente.
Questo lo sai.
Lo sai.

Cristina Donà , Le Migrazioni

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