Non abbassare mai la guardia!

Quando si vive all’ estero, l’attenzione per i propri figli è decisamente più alta. Questo perché può capitare di incontrare persone non preparate sul bilinguismo,  e seguirli in un sistema scolastico che non si è vissuto in prima persona è impegnativo. Ogni giorno c’è una novità, un nuovo cartello da tradurre, una festa incomprensibile da organizzare, abitudini e tradizioni che non ci appartengono ma che gradualmente diventano anche nostre. E poi ci sono le richieste delle educatrici, che devo ammettere di richieste ne fanno poche nel nostro caso, ma vanno tutte attentamente ponderate. Per esempio questa volta abbiamo risposto: “No, non siamo d’accordo”. Per la prima volta ci siamo imposti, perché l’educazione al bilinguismo è una cosa seria.

Premessa: Ingrid è una delle tre educatrici di mio figlio, è tedesca ed è sposata con un italiano, col quale, però, parla solo tedesco. Ingrid ogni tanto dice alcune parole in italiano, ma con grande difficoltà. Per fare un esempio ha scambiato la parola scuola con cola, insomma, in parole povere, non parla davvero italiano e noi non le abbiamo mai chiesto di farlo. Come già sapete, abbiamo scelto di NON mandare nostro figlio in un asilo bilingue italo/tedesco, per consentirgli una full immersion di tedesco (vabbè, bavarese diciamo), ma evidentemente questo concetto dalla nostra Ingrid non è stato ben compreso.

Ieri pomeriggio al Kindergarten mi è venuta incontro per farmi una richiesta: “Potrebbe portare qui al Kindergarten un libro di fiabe in italiano?” e io istintivamente le ho risposto “A casa abbiamo diversi libri di fiabe in italiano, ma a cosa vi serve qui?”. Lei mi ha spiegato che quando leggono le fiabe mio figlio non è interessato a questo tipo di attività e per loro è strano, perché a tutti i bambini piace. Ha ipotizzato che forse per lui alcuni vocaboli sono ancora troppo difficili e forse in italiano avrebbe l’attenzione che loro si aspettano. Ora, concentratevi su “che loro si aspettano”. Si, perchè i bimbi tedeschi tendenzialmente fanno le stesse attività, spesso a casa hanno gli stessi giochi, e fin da quando hanno un anno li abituano a stare fermi durante le letture delle favole. Io avevo partecipato a questi corsi ma a mio figlio questa attività non è mai interessata, tanté che questi corsi li abbiamo iniziati e interroti ben due volte, fino a che ci ho rinunciato. Non me la sono sentita di obbligare mio figlio a fare una cosa contro la sua natura vivace e canterina.

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido. Albert Einstein

Il mattino seguente, io e mio marito ci siamo presentati al kindergarten insieme e a mani vuote spiegando: “Siamo certi che questa attenzione nei confronti di nostro figlio sia molto dolce, e vi ringraziamo perché leggere in italiano per voi sarebbe uno sforzo enorme. Nostro figlio ad oggi non ha mai amato particolarmente ascoltare le fiabe, nemmeno a casa e nemmeno in italiano e vi chiediamo di non aspettarvi da lui che lo faccia. In questi anni cambierà molte volte i suoi interessi, ma noi vi chiediamo di continuare a fare le vostre attività in tedesco perché lui ha bisogno di sentirvi parlare nella vostra lingua. L’educatrice ci ha sorriso e risposto: “Certo la vostra scelta è più che comprensibile…”.

Usciti dal kindergarten io e mio marito ci siamo guardati e con un mezzo sorriso ci siamo detti “Certo che non possiamo mai abbassare la guardia!”

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10 pensieri su “Non abbassare mai la guardia!

  1. Isa ha detto:

    Non è che magari Ingrid voleva leggere in italiano a Fulvio più per se stessa che per Fulvio? Magari sperava di imparare un po’ l’italiano da lui 🙂 Spesso mi sono chiesta cosa farei se avessi un figlio in Argentina, dato che molte cose di qui non mi vanno giù (ma finché non mi toccano, sono libera di fare quel che voglio). Già mi immagino a commentare stizzita “Non sederti per terra, non sei un cane” e gli sguardi terrorizzati delle mamme argentine al mio commento.

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    • Isa guarda avere figli all’estero è davvero impegnativo. 20 anni fa una coppia di amici che viveva in Francia mi disse, il giorno che decideremo di diventare genitori torneremo certamente in Italia e così hanno fatto. Io allora non riuscivo a capirli ma oggi vedo tutto con più chiarezza.

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      • Isa ha detto:

        Credo che avere figli all’estero ti costringa a confrontarti con gli indiscutibili precetti materni e culturali con cui sei stata tirata su tu. Si esula dall’ambito razionale e si sprofonda in quello emotivo.

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  2. Cara Lara, tu sai che io non spezzo volentieri lance a favore dei tedeschi, figurati dei bavaresi. Però, io credo che, stavolta, le educatrici volessero solo cercare di catturare l’interesse di Fulvio. Magari il tentativo è stato maldestro, ma ci vedo della buona volontà. Detto questo, sono pienamente d’accordo con te nel non abbassare mai la guardia. Io stessa, come sai, sono tre anni e due figli che tutti i giorni cammino sul sottile filo del bilinguismo. Almeno non ti hanno chiesto di leggere per lui a casa, fiabe in tedesco.Con noi lo hanno fatto, ma neppure questo era un attacco alla nostra “italianità”, volevano solo aiutare il bambino a familiarizzare con la lingua, affinchè non si sentisse emarginato all’asilo. Sul bilinguismo c’è ancora molta ignoranza e bisogna avere molta pazienza. In bocca al lupo.

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  3. Assolutamente, siamo certi che le intenzioni fossero buone infatti l’abbiamo ringraziata per il gesto, ma lo abbiamo ritenuto inutile. Si Tatiana noi genitori expat non conosciamo un giorno di tregua, alcuni giorni è davvero faticoso…

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