Se potessi tornare indietro nel tempo, rifaresti la scelta di partire per la Germania?

Se tu potessi tornare indietro nel tempo, rifaresti la scelta di partire per la Germania?

Le volte che mi hanno fatto questa domanda non le conto neanche più. A volte ce lo chiediamo pure tra noi expat, magari alle cene tra un boccale di birra e l’altro. Spesso sento rispondere i genitori con frasi tipo “Sono partito per dare un futuro ai miei figli, quindi certo lo rifarei!”. Di solito in queste occasioni, segue una discussione su come l’Italia sia un Paese in cui i bambini possono solo ambire a studiare per lavorare nei Call Center.

Si perché mentre in Italia alcuni (non tutti) pensano che chi sceglie di lasciare il bel Paese sia semplicemente fuggito dalle responsabilità, spesso chi vive all’estero pensa che chi non lascia l’Italia è solo perché non ne ha il coraggio. Pare brutto ma è un pensiero diffuso più di quanto si possa pensare. Detto ciò, vi confesso che qualche volta anch’io ho risposto che sono partita per dare un futuro a mio figlio, ma onestamente questa risposta col passare del tempo, mi sembra sempre meno realistica. Un po’ perché sono sempre più consapevole che sto togliendo OGGI l’opportunità a mio figlio di godersi le nostre famiglie, i nonni, i cuginetti, le zie e tutti quei momenti insieme che possiamo goderci solo durante le vacanze. Un po’ perché, parliamoci chiaro, nessuno ha la sfera di cristallo. Il sistema scolastico tedesco non è tutta sta meraviglia. Studiarlo e adeguarsi, è un lavoro ENORME. E’ faticoso. Così come lo è, vivere in un Paese dove non si è cresciuti, dove bisogna ricominciare tutto da capo. Quindi non mi aspetto un “grazie” da mio figlio e non do per scontato che questa sia la scelta migliore per lui. Stiamo facendo il possibile per dargli tutte le opportunità che si merita, ma questa non è una garanzia di successo. E’ una scommessa, come spesso lo è la vita.

Pertanto, ultimamente alla fatidica domanda “Se potessi tornare indietro nel tempo, ripartiresti per la Germania?”, non rispondo più che lo sto facendo per mio figlio. Piuttosto, ripensando a tutto il mio percorso, mi sono spesso chiesta: Se fossi rimasta in Italia, dove avrei direzionato tutte le energie che in questi anni ho investito per studiare, imparare, crescere? Se fossi rimasta in Italia, onestamente non avrei nemmeno saputo di avere tutta questa forza.

Intanto non avrei mai iniziato a scrivere questo diario di viaggio. In Italia non avrei saputo cosa raccontare. Ero più dormiente di un orso in letargo. Gli ultimi anni da impiegata, mentre viaggiavo sul treno regionale Torino-Milano, la cosa più emozionante che facevo era fotografare le prostitute sedute accanto a me, così per passatempo. Il mio stipendio non cresceva da almeno dieci anni. Avrei potuto scrivere un blog tipo “Come vivere da sola con 1200 euro” ma a pensarci bene, in quegli anni ero così assopita, che mi ero auto-convinta che vivere con quella cifra non era da considerarsi come un’impresa straordinaria. Era normale. Forse perché la gente non faceva che ripetermi : “E ringrazia che hai un lavoro! Non importa se non è gratificante e ti pagano da fame! Ringrazia e tienitelo!”. I telegiornali non facevano altro che parlare di crisi e chiusura delle aziende. Anche solo il pensiero di un cambiamento, mi turbava.

Poi non avrei mai imparato a parlare una lingua straniera. In Italia frequentavo corsi d’inglese, ma la verità è che avevo paura della mia ombra. Ricordo che nel 2010 partecipai ad un evento con persone di diverse nazionalità e mi sentivo a disagio. Ero impacciata. Sentir parlare altre lingue mi intimoriva. Non capivo niente. In quei momenti speravo di poter presto tornare nel mio ambiente, nella mia noiosa e amata confort zone. Se penso che per me oggi, vivere in un ambiente multilingue è la normalità, quasi non ci credo. Oggi la mia vita è fatta soprattutto di scambi culturali, amici di ogni nazionalità e religione. Partire per la Germania è stato come comunicare al mio cervello “Da oggi devi funzionare a pieno regime!”.

Poi non avrei mai saputo dare un reale significato alla parola CAMBIAMENTO. In Italia ero così chiusa nel mio mondo, che solo il cambio di indirizzo per me costituiva una condizione di stress. Ricordo che quando arrivai a Torino per la prima volta, andai a registrarmi all’anagrafe di Corso Racconigi. Mi ritrovai davanti a un’impiegata del Comune che aveva i piedi a bagno in un catino e si limava le unghie delle mani mentre mi ascoltava. La fissavo e non riuscivo a parlare, alla fine mi fece accompagnare fuori da un mediatore culturale che insisteva “E’ certa di poter compilare i moduli in italiano? Guardi che noi possiamo aiutarla.” Ero senza parole. Oggi quando vado in comune qui in Tedeschia mi ritrovo a parlare tedesco, dialetto bavarese, inglese e chi più ne ha più ne metta, l’importante è ottenere quello che voglio. Da quando abbiamo scelto di partire per la Germania abbiamo cambiato quattro indirizzi. Mi piace molto il posto dove ho scelto di vivere, ma non do per scontato di rimanere qui per sempre, anzi. I cambiamenti non mi spaventano più.

Ultimo ma non meno importante, se non fossi partita per la Germania non avrei mai capito davvero cosa significa la parola integrazione, di cui vi ho già parlato molte volte. Fare l’esperienza di vivere in una cultura che non è la mia, è stato ed è illuminante sotto molti aspetti. Qui in Germania ho capito davvero cosa significa essere italiana e quanto peso ha la mia cultura nel vivere oltre confine. Se fossi rimasta in Italia, dove davo tutto per scontato, probabilmente non me lo sarei mai neanche chiesto.

Quindi SI, se tornassi indietro rifarei la scelta di partire, e NO, non sono partita solo per dare un futuro a mio figlio. Etichettarmi come genitore che s’immola per i figli non mi piace per niente. Io e mio marito abbiamo avuto molte occasioni lavorative per tornare indietro, ma abbiamo sempre scelto di restare, e lo abbiamo scelto per noi. Riguardo a nostro figlio, a dirla tutta, penso sinceramente che avrebbe potuto crescere bene anche in Italia, dove ci sono ottimi insegnanti che non hanno nulla da invidiare alla Germania. La verità è che in questi anni, tutti i miei sforzi, li ho fatti e continuo a farli anche per me stessa. Per darmi quelle opportunità che in Italia mi sembravano irraggiungibili, per darmi un presente migliore ma soprattutto per cercare di tirare fuori la versione migliore di me. So bene che c’è chi riesce a fare GRANDI cambiamenti senza muoversi di un passo dal luogo dove è nato, invece per me è stato necessario partire. Varcare i confini. Rinascere. Ricominciare. Sono certa che il cammino sarà ancora lungo, ma questo pensiero mi entusiasma. Sono partita e non mi fermo più.

Lara G.

immagine tratta da internet

6 pensieri riguardo “Se potessi tornare indietro nel tempo, rifaresti la scelta di partire per la Germania?”

  1. ciao
    sembra di leggere me stessa. quasi uguale.
    io mi sono pentita di aver fatto questa scelta invece, già prima di iniziare a provare. questo perchè sto iniziando a vedere come funziona la materna e la primaria (tutto il sistema scolastico) e non mi piace per niente.
    decidono tutto loro e pensano che quello che dicono sia in assoluto la cosa giusta.
    non so nemmeno più come comportarmi perchè non ascoltano. sono fedeli alla loro decione.punto e basta.
    vorrei solo non fossi mai venuta 😭😭😭

    Piace a 1 persona

    1. Eh lo so, è un sistema molto diverso da quello italiano ed inizialmente è scioccante, almeno per me lo è stato. Datti tempo e cerca di affrontare le situazioni con serenità. Ricordati che ciò che per te è assurdo, per tuo figlio diventa la normalità. Questo lo aiuterà ad integrarsi senza problemi. L’unico problema è che noi genitori non riusciamo a digerire certe decisioni, lo so molto bene. Tieni duro, non sei la sola in questa situazione. Un abbraccione, Lara

      "Mi piace"

  2. Ho scoperto questo blog solo da qualche settimana, ormai a quasi 4 anni dal mio trasferimento a Monaco. Scorrere tra le righe dei tuoi resoconti e leggere delle tue esperienze finora, mi fa rivivere esattamente quello che la Germania e Monaco mi hanno dato ma anche a volte tolto in questi anni. In particolare mi rivedo tantissimo in questo tuo racconto.
    Grazie per gli spunti!

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