Corona virus. Pensieri di un’italiana in Germania.

Nelle ultime settimane diversi lettori del blog mi hanno chiesto notizie e informazioni su come vanno le cose qui in Germania. Ero un po’ restia a scrivere su questo argomento, ma è stata la chiaccherata con Francesco Ziosi, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Monaco che mi ha spronata a scrivere le mie sensazioni. Come sempre, e lo sapete, vi racconto il mio personale punto di vista.

Durante il mese di febbraio, come tutti gli italiani in Germania, leggevo, con non poca ansia, le disastrose notizie che arrivavano dall’Italia. Notizie, quelle della cronaca italiana, che erano in forte contrasto con i notiziari tedeschi. Qui, in quelle settimane, i giornali accennavano appena al Corona virus, quasi col tono di chi ha l’antidoto in tasca e può evitare di preoccuparsi.

Questa sensazione di incertezza, il non capire perché i media volessero far finta di niente, non mi ha abbandonata per settimane.

Ricordo che all’inizio di marzo, durante la riunione trimestrale dei genitori alla scuola di mio figlio, nessuno condivideva il mio tono preoccupato. Non che i tedeschi siano cinture nere di empatia, ma avevo l’onesta sensazione che l’argomento Corona Virus venisse considerato da tutti quasi come se si trattasse di “un problema tutto italiano”. Il tono generale era sereno, come sempre. Nessun cenno all’eventualità di una chiusura delle scuole. Ricordo che alla fine della riunione mi dissero “Ci dispiace per l’Italia, ma abbiamo dovuto cancellare le nostre vacanze in Toscana. Ci toccherà trovare un altro posto!”.

Mentre i tedeschi pensavano a una nuova meta per le vacanze, tra la comunità italiana qui a Monaco si percepiva sempre più un senso di smarrimento, ed iniziava a girare il “consiglio” di fare scorte di beni di prima necessità prima che fosse troppo tardi! Intanto dagli scaffali dei supermercati sparivano i gel disinfettanti, ma nessuno sembrava farci troppo caso.

Questo sentimento di generale tranquillità, è andato avanti fino alla “domenica delle elezioni”. Ecco, qui in Tedeschia, secondo me, la data del 15 marzo 2020, ha realmente segnato una presa di coscienza sociale del problema.

Lunedì 16 marzo, il primo giorno di chiusura delle scuole, ho sentito arrivare il furgoncino della Deutsche Post. Sono andata fuori per dare al postino una lettera da spedire, il nostro postino è molto gentile. Lui mi ha consegnato la posta, e mentre si allontanava, mi sono fermata sulla soglia di casa a guardare il giornale. Leggendo non riuscivo a credere ai miei occhi. Ho salutato con un cenno i miei vicini, che avevano organizzato una festicciola in giardino. Poi sono entrata in casa e mio figlio mi ha chiesto: “Mamma hai visto un fantasma?” e io “No tesoro, sto leggendo il giornale e sono confusa”. Sul giornale una scritta bianca su sfondo rosso, a caratteri cubitali, diceva: “Noi diciamo grazie a tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri per il lavoro che stanno svolgendo nel pieno di questa grande emergenza sanitaria. Grazie alla polizia e a tutti quelli che stanno lavorando senza sosta per garantirci tutti i servizi! Grazie di cuore!”.  Ho pensato, ah ma siamo già ai ringraziamenti? Del tipo che vai ad un matrimonio, metti un piede in chiesa, perdi i sensi e ti risvegli al tradizionale taglio della torta. Leggere quelle parole è stato a dir poco surreale.

Mentre sfogliavo il giornale, trovavo solo una la lunga lista di ringraziamenti alternati a rassicuranti foto del sindaco vestito con un golfino ricamato di cervi. All’improvviso il mio cellulare ha iniziato a squillare e a lamentarsi per i troppi messaggi. I bavaresi avevano iniziato l’assalto dei supermercati. Carta igienica, salviettine umidificate e confezioni di fermenti lattici occupavano tutti i carrelli. I responsabili dei supermercati non avevano posto un limite sul numero di pacchi da comprare, d’altronde chi poteva immaginare che il Corona virus avesse il coraggio di uscire dai confini italiani per scatenare il panico fino in Germania?

In quei giorni, anche gli insegnanti sono caduti dalle nuvole così come il Ministero della Cultura bavarese. Quest’ultimo,  il primo giorno di Quarantena, sul sito ufficiale ha scritto uno sbalorditivo: “Ci risentiamo il 20 aprile” della serie CIAONE, per poi ritrattare l’iniziale dichiarazione con una più ragionevole: “Durante questa emergenza tutte le scuole devono organizzarsi per le lezioni on line e tutte le scadenze dovranno essere rispettate. Restiamo a vostra disposizione per lavorare insieme”. Ah ecco, mi sembrava!

A partire dalla terza settimana di marzo, a seguito della chiusura delle scuole, è arrivata la notizia della chiusura dell’aeroporto, dei musei, dei cinema, dei parchi, delle palestre, dei ristoranti e persino dei confini di Stato! Io in quei giorni sono stata letteralmente assalita dall’Ansia (la A maiuscola non è a caso). Vivevo col cellulare in mano, ed ero bombardata da notizie sempre più allarmanti. Gli amici tedeschi mi chiedevano continuamente delle nostre famiglie in Italia. Erano sinceramente preoccupati. Ma il Presidente della Baviera continuava a rassicurarci sul fatto che avremmo potuto comunque continuare a vedere gli amici di sempre e soprattutto, che era consentito uscire ma tenendo le distanze. Fin da subito, ha parlato di fondi piuttosto sostanziosi per aiutare tutte le attività commerciali e le aziende ferme per il Corona virus. Molto bene.

Tutte queste rassicurazioni hanno avuto un effetto notevolmente calmante sui cittadini, al punto che molte persone hanno iniziato a vivere la Quarantena come una vacanza inaspettata! La carta igienica è timidamente ricomparsa sugli scaffali accompagnata da minacciosi fogli scritti a penna “NUR EINE!”  e i tedeschi si sono riscoperti cuochi da Masterchef! Dagli scaffali è sparito ogni tipo di lievito, così come la maggior parte delle farine. Col Corona virus qui in Tedeschia si sforna come se non ci fosse un domani! Ma molti hanno addirittura riscoperto una ritrovata giovinezza! E allora via, tutti a fare sport! Godiamoci questa Pandemia! Gruppi per correre, gruppi di ciclisti, gruppi di vicini di casa che fanno pic-nic, gruppi a prendere il sole al parco con l’asciugamano. La Polizei si è molto lamentata di questi comportamenti e ha richiesto misure più restrittive.

Intanto negli ultimi giorni ai notiziari sono comparse le parole “cassa integrazione”. Clamoroso il caso della BMW, con ben venti mila dipendenti lasciati a casa. Si parla molto di supporto a chi ha perso il lavoro (e non sono pochi) e di supporto economico a chi non può più pagare gli affitti.

Eh si, perché questa Pandemia mette in discussione anche il modello sociale di città economicamente “stabili” come Monaco. Un modello sociale a cui abbiamo tacitamente aderito tutti, sia gli immigrati italiani come noi, che cittadini di ogni nazionalità, inclusi i tedeschi. Questo modello si è evoluto in negativo negli ultimi anni, al punto che è diventato del tutto normale affittare trilocali a duemila euro (si, 2000€) al mese. Tra l’altro, alloggi spesso lontani dai confort  della modernità. Tutti o quasi tutti, sono scesi a compromessi pur di trovare casa qui. Appartamenti che alla lente di ingrandimento della Pandemia, sono obbiettivamente piccoli rispetto ai costi richiesti e perfetti per dormire, ma un po’ meno per passarci intere giornate. C’è chi inizia a chiedersi se dopo il Corona virus, qui a Monaco vedremo ancora code di persone sui marciapiedi in attesa di  poter vedere un alloggio e di farsi “selezionare” dai proprietari.

Poi ci sono gli amanti della cultura tedesca, che sostengono che la solidità dell’economia teutonica consentirà di superare questo difficile periodo senza grandi difficoltà, e io più di tutti me lo auguro di cuore!

Da quando questo spregiudicato virus ha deciso di varcare i confini italiani per diventare un problema anche tedesco (anche se l’infezione è cronologicamente arrivata prima qui), non mi ha mai abbandonata la sensazione che sia in atto un grande cambiamento anche, e soprattutto, del modello sociale in cui viviamo. Le priorità stanno cambiando, così come le nostre esigenze.

Mi sento in equilibrio su una fune, da un lato ho la speranza che in futuro molte cose potrebbero cambiare in meglio, dall’altro ho la sensazione che nei prossimi mesi, ci vorrà ben più che una tenace resilienza per reggere il colpo.

E dalla mia casetta in Tedeschia è tutto!

Lara Gullen

2 pensieri riguardo “Corona virus. Pensieri di un’italiana in Germania.”

    1. Mi dispiace (e tanto) ma qui in Baviera siamo molto lontani dai provvedimenti presi in Italia. Basti pensare che molti supermercati consentono l’ingresso di decine di persone, negando così l’opportunità di potersi tutelare

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...