La strana storia del biglietto sulla tomba

Erano i primi di ottobre del 2016 quando ricevetti una telefonata da mia madre. Era domenica pomeriggio, e come spesso succedeva nei fine settimana, lei e mio padre erano a casa di amici per giocare a carte. Mi disse con tono preoccupato che Anna aveva bisogno del mio aiuto.

Anna è stata la nostra vicina di casa per una vita. Quando i miei genitori si sposarono nel 1961, riuscirono a comprarsi un appartamento in una palazzina a San Rocco, un quartiere popolare di Novara. In quella palazzina ci abitava anche Anna: biondissima, sarta, sposata, aveva tre figli ed era gattara fino al midollo. L’amicizia tra la mia famiglia e quella di Anna, mise radici tra le panchine lungo la via Foscolo. Panchine dove sedevano a turno tutti quelli dei palazzi, mentre noi bambini giocavamo al parchetto in fondo alla strada. Nel frattempo sono passati sessant’anni e i sanrocchini non si sono mai stancati di incontrarsi.

Ma torniamo alla telefonata mia madre, mi disse con tono preoccupato “Ti passo Anna che ha bisogno di te!”. Anna aveva un tono di voce strano, era imbarazzata e preoccupata. Mi raccontò che le era successo un fatto davvero strano. Le chiesi di prendere fiato e di raccontarmi tutto. E così mi raccontò che pochi giorni prima era stata al cimitero di Novara per sistemare la tomba di famiglia: candele nuove, fiori freschi, le solite cose, tranne che, togliendo i fiori secchi, aveva notato un biglietto scritto a penna e con fatica si era inginocchiata sui gradini di marmo per recuperarlo. Era un biglietto della nipote tedesca. Il biglietto era semplice e diceva “Cara zia Anna, scusa ma non ho più il tuo numero. Io sto bene e questo è il mio numero … Ayse”.

Il fratello di Anna si era trasferito in Germania nel dopo guerra. Era stato un Gastarbeiter. Erano chiamati così i lavoratori non tedeschi, ma ospiti della Germania che li accoglieva solo per lavori nelle fabbriche, cantieri o officine. Pensate che all’epoca i Gastarbeiter non potevano nemmeno prendere la cittadinanza tedesca. Anna aveva sempre mantenuto i rapporti col fratello e la cognata in Germania, che nel frattempo avevano avuto una figlia: Ayse. In seguito alla morte del fratello, Anna telefonava alla cognata ad ogni festa comandata, ma dal 2014 il numero risultava inesistente. Anna aveva spesso pensato alla cognata e alla nipote. Perché non l’avevano più contattata? Anna aveva inviato diverse lettere al solito indirizzo, ma tornavano tutte indietro. Perché non l’avevano avvisata? Eppure erano in buoni rapporti.

Ayse durante il mese di agosto del 2016, venendo in Italia in vacanza, si ricordò della tomba di famiglia al cimitero di Novara e fece una sosta proprio per lasciare un messaggio alla zia italiana. Posò il biglietto sulla tomba fermandolo con dei sassi, peccato che l’umidità avesse cancellato buona parte del numero di telefono, che purtroppo non era più leggibile. Anna mi raccontò di quel biglietto. Il pensiero della nipote non la lasciava dormire, così decise di chiamarmi e fu tenerissima nel chiedermelo “Lara voi giovani con internet potete fare di tutto! Mia nipote abita nella tua stessa regione! Sono molto preoccupata! Trovala!” Io le risposti che, santo cielo la Baviera è grande! Conclusi la chiamata con “Dai Anna provo a fare un po’ di ricerche e ti aggiorno!”.

Neanche a dirlo, Ayse non aveva nessun profilo social! Provai col suo cognome e con quello del marito. La cercai anche sui siti di lavoro tedeschi. Niente, lei e il marito erano due fantasmi. Poi una mattina uscendo dall’asilo di mio figlio, mi fermai per strada a guardare la pubblicità di alcune scuole bavaresi e mi venne un’epifania stile Jessica Fletcher! Anna mi aveva raccontato che Ayse faceva l’insegnante! Tutte le scuole in Baviera hanno un sito internet e, per trasparenza, hanno tutte la pagina con il nome e cognome del personale con tanto di foto! Corsi a casa a gugolare! Il giorno stesso trovai Ayse sulla pagina di una scuola, la somiglianza con la zia era impressionante. La scuola era a circa 150 chilometri da casa mia. Scrissi subito un’email, ma la scuola mi rispose che per questioni di privacy, non potevano fornirmi né l’indirizzo né il numero di telefono di Ayse. Mi consigliarono di inviare una lettera di carta alla scuola e loro l’avrebbero data direttamente all’interessata, che avrebbe poi deciso il da farsi. Scrissi la mia prima lettera in tedesco, in cui raccontavo del biglietto ritrovato al cimitero, aggiungendo i recapiti italiani di Anna.

Ayse telefonò alla zia in Italia pochi giorni più tardi. Raccontò che aveva passato un periodo molto duro. Sua madre era morta e pochi mesi dopo suo marito aveva chiesto la separazione. Lei aveva dovuto lasciare in fretta la casa dove abitava perché non poteva più permettersi di pagare l’affitto. Durante il trasloco in un appartamento più piccolo in periferia, aveva perso la vecchia rubrica di sua madre dove erano annotati tutti gli indirizzi e i numeri di telefono dei parenti tra Italia e Germania. Per questo le venne l’idea di lasciare quel biglietto al cimitero, perché stranamente si ricordava la posizione della tomba di famiglia. Insomma, zia e nipote si erano finalmente ritrovate! Anna era felicissima e mi ringraziò tanto per aver ritrovato sua nipote. Mi regalò un caldissimo pigiamone, a suo dire l’ideale per l’inverno tedesco.

Sono passati tanti anni da quello strano biglietto sulla tomba, forse avrei dovuto pubblicare questo post nel 2016. La verità è che scrivo molto più di quel che poi decido di pubblicare. Ho deciso di farlo oggi perché da circa un anno la nostra Anna ci ha lasciati, e quanto è doloroso dire addio alle persone che hanno fatto parte della nostra vita. Ho deciso di raccontare questo aneddoto per celebrare i legami di amicizia, quelli autentici che non conoscono confini di spazio e tempo.

Ciao Anna.

immagine tratta da internet

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