Kindergarten: Bilancio del Primo Anno.

Siamo a luglio e se devo dirla tutta, questo primo anno non è passato velocemente.

Mi ricordo che l’anno scorso, le prime settimane di Kindergarten passavo i pomeriggi a mettere in ammollo i vestiti di mio figlio. Scoprire che al Kindergarten non usano né bavaglioli né tovaglioli è stato letteralmente traumatisch. Non penso che dimenticherò mai la mia sensazione di bruttura mentre staccavo pezzi di maccheroni dai vestiti, forse perché, proprio in quei momenti, ho preso coscienza che avrei cresciuto mio figlio in un posto diverso da quello dove sono cresciuta Io. Passerà mi dicevo, ed è passata. Il primo trimestre si è concluso con la vicenda del giocattolo rotto, vi ricordate Imparerai insegnando. Imparando insegnerai ? Vi confermo che dopo quella volta, mio figlio non ha MAI più rotto volontariamente un giocattolo.

Durante il secondo trimestre, nei cassetti della cameretta c’è stata una rivoluzione, sono comparse le mutande e spariti i pannolini.  Il periodo del Il Compagno di Bagno è stato piuttosto complicato. I bambini al Kindergarten andavano al bagno da soli, si spogliavano completamente e poi si rivestivano in maniera del tutto casuale. Questa fase delirante in cui ho trovavo mio figlio con indosso vestiti di  altri bambini, è finita tre giorni fa, forse, spero(!). Quando scrivo ‘periodo complicato’ non è a caso, è stato in quel periodo che si sono persi mio figlio (Vedere oltre la collina). Devo dire che dopo quello spiacevole episodio e una chiaccherata di due ore con la preside, hanno inserito la “Lista bambini” dove vengono annotate tutte le presenze durante i cambi gruppo. Problema risolto.

Ma è stato all’inizio della primavera che ho testato davvero che cosa intendono i tedeschi per ‘imparare dai propri errori’.

Un pomeriggio sono arrivata al Kindergarten e l’educatrice mi prende da parte: “Frau Gullen, troverà un sacchetto con vestiti vomitati, perché suo figlio a fine pranzo ha vomitato. Le chiedo di non preoccuparsi, non sta male, ha solo mangiato troppo.” Io ho strabuzzato gli occhi, e ho insistito: “Può essere più chiara, bitte?” e lei “Suo figlio ha preso cinque volte la zuppa di pomodori, poi ha mangiato due porzioni di Würstel, poi ha visto arrivare il budino di cioccolato. A quel punto si è alzato in piedi e ha iniziato a vomitare addosso ai compagni, abbiamo dovuto cambiare tutti.” e io: “Mi scusi ma perché lo avete lasciato mangiare così tanto? Potevate fermarlo!” e lei “No Frau, limitarlo sarebbe stato un errore, vedrà che da oggi non lo farà più”.

Io fissavo i sacchettini di vestiti vomitati appesi a tutti gli armadietti. Li fissavo in silenzio, come si fissa un albero in giardino dalla finestra di un manicomio. 

A maggio, rientrata in possesso dell’uso della parola, ho letto un cartello a forma di bottiglia: “Da questo mese le bottiglie dell’acqua dovranno essere riportate a casa ogni sera. Al mattino i bambini consegneranno la bottiglia alla propria educatrice. Grazie per la vostra comprensione.” Facile no? No. All’inizio mio figlio dopo la colazione di gruppo, ritirava la bottiglia come d’abitudine,  e si dimenticava di consegnarla. Nessuno, mai e per nessun motivo ha deciso di aiutarlo in questo cambiamento prendendogli la bottiglia dallo zaino, “Imparerà” mi dicevano. Siamo a luglio, e la mia italianità ha preso il sopravvento. Ho incontrato l’educatrice e le ho chiesto: “Perché mio figlio non ha mai la bottiglia in giardino?” e lei: “Se suo figlio ha sete trova il modo di bere, inoltre se lei è preoccupata perché sospetta che lui non capisca, sappia che lui con noi parla tedesco e capisce benissimo! Stia tranquilla, la fase della non-comprensione è superata. La sua bottiglia è sempre in classe o nello zaino perché lo vuole lui”.

Sono troppo italiana per accettare che una maestra d’asilo non prenda tutte le bottiglie dei bambini prima di uscire in giardino, ma digerirò anche questa.

Ogni buon bilancio include entrate ed uscite. Non amo scrivere di denaro, ma di vite si. A distanza di un anno non abbiamo instaurato rapporti d’amicizia con altri genitori, e non mi aspetto che ciò accada. A onor del vero, noi non partecipiamo mai alle serate organizzate dal Kindergarten tipo “Decoriamo tutti insieme le uova di Pasqua” oppure “Parliamo dell’igiene dei nostri figli”. Ci è bastata la Serata dei Genitori o Elternabend per farci sentire sazi fino al duemila e mille.

Per concludere, ci tengo a ricordarMI che anche quest’anno ho imparato tantissime cose. La cultura tedesca non è né migliore né peggiore della nostra, è semplicemente diversa. Certo è che, questo loro modo di crescere i bambini, contribuisce in maniera importante  alla regressione della mia chioccitudine.

Chioccitudine: Tendenza molto diffusa tra le mamme italiane a proteggere i figli anche quando la situazione non lo richiede.

immagine tratta da internet

immagine tratta da internet

 

9 pensieri su “Kindergarten: Bilancio del Primo Anno.

  1. So che è difficile sopportarlo, ma io ho adorato questo metodo di educare i bambini. So che tu non puoi fare il paragone, ma ti assicuro che è molto meglio che obbligarli in grembiulini a fare tutti le stesse cose…Altro che metodo montessori. Noi ci siamo sentiti dire che nostro figlio doveva dormire perchè non avevano abbastanza maestre…e mi fermo qui

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    • Tatiana io ci ho messo 1 anno a scegliere questo kindergarten per evitare quelli che hai descritto perfettamente tu. RIbadisco, io sono soddisfatta della mia scelta, mi manca un tassello e forse tu puoi risolvere questo rebus. Qual’è il momento in cui invece di spingerli a ragionare con la propria testa, viene inculcata la cultura del conformarsi a un modello sociale che qui è fin troppo evidente? Se sono troppo pesante, dimmelo! 😉

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  2. Rima Trabulsi ha detto:

    Sono tedesca ma a m è sembra che è il asilo. Mi dispace si fosse mio figlio non fosse contenta. Da noi tutti bambini hanno un bichiere nel gardino del asilo. Sembra questi maestri sono strani non è la cultura tedesca.

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    • Buona sera Rima, io sono contenta di aver scelto questo Kindergarten. Riguardo alle bottiglie d’acqua in giardino, pare sia un comportamento piuttosto diffuso quello di lasciare che siano i bambini a portarsela. Ripeto, io sono contenta di questo Kindergarten che ho selezionato tra tanti

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  3. Ciao, io sono Italiana e soffro anch’io di chioccitudine ma penso che questo metodo educativo sia molto valido. Le persone che accudiscono i bimbi sono adulte e responsabili e non credo metterebbero mai in pericolo i piccoli. In questo modo secondo me si responsabilizzano più in fretta e imparano presto il meccanismo causa/effetto che per la maggior parte dei bimbi italiani rimane inspiegabile fino quasi all’età adulta. Fanno uno sbaglio, c’è un adulto che risolve. Deduzione del bambino: se faccio qualcosa che non va e la mamma non risolve è colpa della mamma. I bambini sono molto più pronti di quanto si pensi e olto più furbi. Risolvendogli sempre tutti i problemi non facendogli provare i disagi non favoriamo lo sviluppo dell’empatia che, a mio parere, ci rende persone migliori ed riduciamo di molto la loro reslienza.
    P.s. Sono un’insegnante sportiva e una creativa, lavoro tutti i giorni con i bimbi e credo che in questi ultimi anni, con la nostra voglia di proteggerli e facilitargli la vita abbimo fatto tanti e tanti danni. Per stare tranquilli noi abbiamo danneggiato loro evitandogli le esperienze anche negative che ti fanno crescere, favorendo il fatto che ogni sconfitta diventi una tragedia e che questa non sia colpa loro ma di qualsiasi altra persona che gli ruoti intorno…. per conto mio non va affatto bene. Scusate.. sono stata moltoooo prolissa. Buona giornata a tutti.

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    • Concordo su tutto ma, c’è un “ma” importante. Qui le problematiche con gli adolescenti sono molto simili alle problematiche italiane, questo metodo mi piace ma non risolve e questo va detto. Anche qui ci sono i problemi esattamente come in Italia: bullismo, aggressività, depressione, ecc. Detto ciò, io sono soddisfatta di questo Kindergarten, ci ho messo 1 anno per sceglierlo tra tanti metodi diversi. Ti ringrazio per il tuo commento, da mamma è sempre positivo trovare un confronto con gli educatori. Grazie.

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  4. Ciao, avendo avuto a che fare con sei sistemi educativi diversi (contando l’Italia sette) capisco la frustrazione.
    Non solo, ti dico di più: la condivido.
    Chiunque ti dirà che così è meglio, che è per il suo bene, che va cresciuto libero e che imparerà da solo e blablabla.
    Io ti dico che se ti girano le scatole è giusto che ti girino, non reprimerti pensando “è una cultura diversa, mi adatterò, ci adatteremo”. Non devi fare le piazzate alle insegnanti, ci mancherebbe, ma se secondo te tuo figlio ha bisogno anche d’altro, daglielo tu.
    Un abbraccio.

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    • Grazie Virginia, hai centrato il punto! Tutti sostengono che sia in ogni caso un sistema migliore di quello italiano, io resto dell’idea che una sana via di mezzo non sarebbe così male. Giusto favorire l’indipendenza ma a volte fermarsi a spiegare i meccanismi basterebbe ad evitare tante situazioni. Qui la spiegazione non è prevista mai e per nessun motivo, e a volte mi sembra esagerato tipo scarpe al contrario, pantaloni al contrario, vestiti a caso presi in giro per l’asilo…boh. Comunque grazie per la comprensione. un abbraccio dalla Tedeschia

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