Una scelta difficile

Quest’anno è il mio sesto anniversario in Germania, e come sapete, mi sono sempre interessata del funzionamento delle scuole. Onestamente, le opinioni nei confronti di queste istituzioni sono sempre state e continuano ad essere piuttosto critiche, anche da parte dei tedeschi. C’è chi vorrebbe che il Sistema Scolastico Tedesco cambiasse radicalmente, chi pensa che favorisca solo i bambini molto seguiti dai genitori e chi critica aspramente il ruolo delle Förderschule, di cui ho ampiamente parlato in questo post Due chiacchere sulle Förderschule. Ma quello che sta succedendo nella Vorschule di mio figlio è trasversale a tutto questo, quindi ho deciso di condividerlo su questo mio diario di viaggio.

Come già sapete, mio figlio frequenta una Vorschule, e questo tipo di scuola dura solamente UN ANNO, precisamente dai sei ai sette anni. A SETTEMBRE abbiamo iniziato questa avventura insieme ad altre quattordici famiglie. Ma fin dai primi giorni, chiaccherando con mio figlio, è emerso spesso il nome di Leon (userò questo nome di fantasia, vista la delicatezza dell’argomento).

Fin dalla prima riunione dell’Elternbeirat (cioè i rappresentanti dei genitori, di cui faccio parte), le educatrici hanno amaramente confessato che non si aspettavano di dover avere a che fare con un bambino problematico come Leon. Onestamente ho pensato che stessero esagerando, in quanto qui, in generale, non si apprezza ciò che è fuori dall’ordinario. E invece ho dovuto ricredermi. Inoltre, in quell’occasione ci hanno raccontato di aver dovuto chiedere ad un praticante di occuparsi esclusivamente di lui, perché era impossibile lasciarlo solo anche semplicemente per giocare in giardino.

Successivamente a questa prima riunione, ce ne sono state altre due, durante le quali noi dell’Elternbeirat siamo stati messi al corrente di un continuo peggioramento della situazione.  I genitori di Leon, insegnanti di liceo, hanno fin da subito rifiutato ogni tipo di collaborazione, e continuano a trattare le educatrici con sufficienza e, possiamo dirlo, pure con una certa arroganza. Ad ogni convocazione, spesso neppure si presentano e SE/QUANDO si degnano di presentarsi, hanno modi infastiditi tipo “Noi non abbiamo tempo da perdere!” oppure “Questo è il vostro lavoro, nostro figlio non ha nessun problema!”. Intanto in questi mesi sono aumentate le proteste da parte dei genitori. Tutti si lamentano dell’aggressività di Leon: pugni, sberle, calci e dispetti di ogni genere ai compagni di classe. Le maestre, che attualmente sono tre, più due praticanti per quindici bambini, hanno chiesto di avere un educatore in più per calmare le acque. Ma non solo! Hanno chiesto esplicitamente ai genitori di Leon di partecipare ad incontri sul BULLISMO, che loro hanno prontamente rifiutato sostenendo di non avere tempo per certe SCIOCCHEZZE.

Durante un paio di escursioni della scuola, ho sostituito il praticante e ho passato tutto il tempo con Leon. Onestamente, mi è sembrato un bambino con un GRAN bisogno di attenzioni. Nonostante i suoi genitori avessero dimenticato per l’ennesima volta di dargli la merenda e fornirlo di un abbigliamento adeguato, lui non ne ha fatto minimamente cenno. Era come se fosse rassegnato.

A DICEMBRE durante l’ultima riunione tra le maestre e i genitori di Leon, le educatrici hanno proposto alternative e strategie per aiutare Leon ad avere un comportamento compatibile con la vita di gruppo. Hanno sottolineato comunque, che nessun atto di bullismo potrà essere ulteriormente tollerato. Tutte le proposte e le strategie sono state rifiutate. Della serie, aggiustatevi!

Siamo a GENNAIO e proprio venerdì scorso, c’è stata la prima riunione dell’anno nuovo. Le educatrici ci hanno raccontato che durante la prime settimane di scuola, l’assenza per malattia di un praticante esclusivamente dedicato a Leon, ha messo in crisi tutti. C’è stata un escalation di AGGRESSIONI, al punto che alcuni genitori hanno minacciato di procedere a una denuncia all’Ufficio Pubblico che si occupa dei Minori per evidente disinteresse e mancata responsabilità dei genitori. La scuola, che già cercava disperatamente un educatore o un praticante solo per Leon, è riuscita a “recuperare” uno da un altro istituto dichiarandosi in stato di “emergenza” al Comune.  Molto bene, ho pensato, almeno i bambini potranno dedicarsi all’apprendimento senza la PAURA di essere menati. L’educatrice ha però concluso:

“Il praticante si fermerà solo poche settimane, giusto il tempo burocratico di concludere le pratiche per ALLONTANARE il bambino dall’istituto. Abbiamo avuto il via dal Preside e dall’Ufficio Comunale che si occupa della Scuola. Mancano un paio di firme, dopo di che, consegneremo il documento di ANNULLAMENTO DEL CONTRATTO ai genitori di Leon, sempre che si presentino. Altrimenti invieremo una raccomandata. Non siamo più disposte ad accettare il loro comportamento irrispettoso e non collaborativo. Il limite è stato ampiamente superato e il bambino non può rimanere. In questa scuola il bullismo  non è tollerato così come l’aggressività. I genitori rifiutando di ascoltarci, ci hanno messi in enorme difficoltà. Per il bene di tutti i bambini, noi non possiamo andare avanti così e abbiamo preso questa decisione.”

Io ero sconvolta. Avevo gli occhi lucidi. Conosco i tedeschi e so che se si tratta di bambini, sono tipicamente interventisti. Ma non mi aspettavo una decisione in questa direzione. Inizialmente sono rimasta ammutolita. Gli altri due genitori hanno subito confermato il loro essere d’accordo, ma io no o almeno non del tutto. Al di là del comportamento dei genitori, che ritengo siano umanamente PESSIMI, ho commentato: “Questa vicenda è talmente triste che per me è difficile parlarne. Per Leon sarà certamente un TRAUMA infantile che difficilmente recupererà, e i nostri figli cosa penseranno?  Vogliamo veramente far passare il messaggio che se un compagno ha dei problemi o crea dei problemi, viene allontanato? Perché sarà questo il messaggio che passerà! Stiamo crescendo degli uomini e delle donne di domani, e questo messaggio, secondo me, è pericoloso. Come spiegheremo ai nostri figli questa uscita di scena? Io non sono d’accordo. Non possiamo assumere un educatore e dedicarglielo fino a fine luglio?”

L’educatrice ha condiviso la sua opinione, come è giusto data la posizione: “Comprendo il tuo punto di vista Lara, ma noi non volevamo tutto questo e nemmeno potevamo immaginarcelo. Purtroppo l’educatore dedicato non è abbastanza. I bambini sono nervosi, sono agitati e ogni giorno parlano di queste aggressioni. I suoi genitori lo hanno addirittura iscritto ad arti marziali! Ora quando picchia i suoi compagni, si giustifica raccondandoci che si deve allenare per migliorare i suoi colpi. I bambini hanno paura e non apprendono, e se i bambini non apprendono è una nostra responsabilità. Ogni tentativo di aiuto da parte nostra, ogni consiglio è stato rifiutato. Riguardo alle conseguenze ci abbiamo già pensato. Con il supporto e i consigli di uno psicologo dell’infanzia spiegheremo ai bambini il perché il loro compagno ha dovuto cambiare scuola. Abbiamo già fatto un piano di incontri proprio perché non vogliamo che passi un messaggio sbagliato.”

Non aggiungo altro, perché vi ho già detto molto. Resta una vicenda amara nella storia dell’infanzia di mio figlio che onestamente non digerirò facilmente. So che, come gli altri genitori, dovrei rasserenarmi del fatto che con l’allontamento di questo “bullo”, tutti i bambini ricominceranno a vivere la scuola con più serenità, incluso mio figlio. Ma mille pensieri mi girano per la testa.

Se è vero quel che sostiene mio figlio, cioè che siamo tutti attori in una commedia e che la vita è suddivisa in puntate che a volte ci piacciono e a volte meno… beh io spero di cuore che le puntate che seguiranno la vita di Leon riaccendano una speranza per il suo futuro. Lo spero per lui e per tutti i bambini come lui che vivono la profonda SOLITUDINE di chi ha dei genitori che valgono meno di una comparsa.

Lara G.

immagine tratta da internet

3 pensieri riguardo “Una scelta difficile”

  1. Cara Lara,
    Il caso di questo bambino non mi è purtroppo nuovo e sono molto dispiaciuta per lui. Nel nostro nido abbiamo avuto un caso di un coetaneo di mio figlio ugualmente aggressivo, i bambini tornavano a casa martoriati di morsi. Al contrario i genitori di questo piccolo sono delle brave persone, tedesche, con il neo di lavorare come muli e avere poco tempo per il loro bambino. Dopo vari richiami in un contesto del personale dell’asilo molto instabile il piccolo era migliorato ma verso fine 2019 aveva mostrato una ricaduta. Dio ha voluto che prima di un Kündigung definitivo la famiglia ha trovato un posto in un kindergarten e adesso il bimbo sembra stare molto meglio. Sempre mi rimarrà il dubbio se oltre al poco tempo dei genitori le educatrici non siano state adeguate…un caro saluto, Alessandra

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  2. Cara Lara
    Questa tua sensibilità e attenzione, potrebbero essere di enorme aiuto in questo tipo di istituzioni: hai mai pensato di volgere la tua professione in tal senso? C’è un enorme bisogno di persone come te per crescere gli adulti di domani. Personalmente, anche io non ho avuto grossi riferimenti negli anni in cui mi sarebbero serviti e ancora oggi ne pago le conseguenze. Pensaci, almeno un attimino 🙂

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  3. cara Alessandra,
    come ben sai, mettere al mondo un figlio richiede tanto tempo, lavoro, energie e responsabilità. Non ci si può nascondere dietro un “non ho tempo per mio figlio”, mi dispiace ma non è accettabile. Il dramma è che sono tantissimi gli adulti che si riproducono senza pensare alle conseguenze di una scelta che dura tutta la vita! Riguardo alle educatrici, se leggi da un po’ il mio blog, avrai intuito che ne ho incontrate di tutti i colori. Una certezza resta, il ruolo del genitore nell’educare i figli, non è MAI sostituibile.
    Un caro saluto, Lara

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